Protocollo: Dagl-uccg-2-3-2-218

Tutto nasce da una banale causa di lavoro.
Da lì, sentenza con prove travisate e omissioni prove, sequestro di un blog, dieci anni di processi, con violazione del diritto all’equo processo, fino a una condanna per diffamazione.

Dopo aver segnalato per anni le gravi violazioni riscontrate al giudice competente e a tutte le massime istituzioni dello Stato, senza mai ricevere alcun riscontro, compio un passo che, fino ad allora, nessun cittadino aveva mai intrapreso: attivo formalmente la legge n. 18 del 2015 sulla responsabilità civile dei magistrati.

Dopo dieci anni di silenzi, la mia vicenda viene finalmente protocollata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, guidata da Giorgia Meloni, con il numero DAGL-UCCG 2.3.2/218, e trasmessa al Ministero della Giustizia per l’avvio dell’istruttoria prevista dalla legge.

Da quel momento, però, al posto delle risposte arriva nuovamente il silenzio. A distanza di oltre un anno dalla protocollazione, il TAR di Roma afferma un principio, a mio avviso, di estrema gravità: il cittadino, nel sistema disciplinare dei magistrati, “non esiste”. Non ha diritto a conoscere lo stato dell’istruttoria, né i tempi massimi entro cui l’amministrazione dovrebbe fornire un riscontro, come affermato nella sentenza n. 9493 del 12 novembre 2025.

Questa è la storia di uno Stato che, di fronte a una legge scomoda, sceglie di non rispondere.

Qui sotto pubblico tutte le prove che hanno portato all’apertura del caso DAGL-UCCG 2.3.2/218 e all’avvio dell’ istruttoria sui fatti da me esposti

Per saperne di più su questa vicenda vi invito a visionare i primi tre video del Canale YouTube presente su questo blog.

Indice

Prova 1, Prova 2, Prova 3, Prova 4, Prova 5,

Prova 6_1, Prova 6_2,

Prova 7, Prova 8, Prova 9,

Prova 10_1 , Prova 10_2, Prova 10_3

Prova 11 , Prova 12 ,

Prova 13_1 Prova 13_2,

Prova 14, Prova 15 , Prova 16 , Prova 17 , Prova 18 . Prova 19 ,

Prova 20_1 , Prova 20_2

Prova 21 , Prova 22 , Prova 23, Prova 24, Prova 25

Esposizione dei fatti

Esposizione delle violazione delle leggi N.18 del 2015 e legge N.241 del 1990

1. Ricostruzione dello schema affermato dalle sentenze

Dalle sentenze emerge una ricostruzione dei fatti che non risulta coerente con il contenuto delle prove depositate e con i documentali rilevanti.

  • Nel giudizio civile di primo grado, il giudice ha travisato le prove fondamentali regolarmente acquisite agli atti, ha formulato affermazioni diffamatorie nei miei confronti e ha pronunciato una sentenza sorretta da motivazioni illogiche e manifestamente irrazionali. Tali gravi anomalie sono immediatamente verificabili sulla base degli atti processuali e, in uno stato democratico e di diritto, non avrebbe richiesto affatto un ulteriore grado di giudizio per essere accertate. Sarebbe stato sufficiente che gli organi competenti , esercitassero il proprio dovere istituzionale, accertando le colpe gravi del magistrato responsabile.
  • Nel procedimento penale, le critiche rivolte al giudice sono state qualificate, dai suoi colleghi magistrati, come diffamatorie, mentre le valutazioni operate dal giudice sono state ricondotte all’ambito dell’interpretazione del diritto.

Tali aspetti sono documentati nelle prove che ho pubblicato

2. Contraddizione con la Legge 241/1990

La Legge 241 del 1990 sulla trasparenza amministrativa e sull’accesso agli atti pubblici non è stata rispettata in diversi momenti chiave del processo:

  • Non mi è stato dato il giusto accesso alle informazioni che avrebbero potuto supportare la mia difesa

3. In merito alla Legge N.18/2015

  • La Legge 18 del 2015, che si occupa della tutela dei diritti fondamentali dei cittadini nell’ambito della giustizia e dell’equo processo, sono state ignorate dalle istituzioni, che hanno preferito non approfondire il caso nonostante le segnalazioni ripetute.


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