Sistema Giustizia: le verità nascoste

Sistema Giustizia: le verità nascoste #1 (Processi falsati, diritti negati, verità nascoste)

In questo primo articolo e video del canale “Sistema Giustizia: le verità nascoste” racconto la mia vicenda personale di malagiustizia, iniziata nel 2014 e protrattasi per oltre quindici anni, che ha inciso profondamente sulla mia vita. Spiego perché ho deciso di rendere pubblica questa storia, condividendo documenti, atti ufficiali e fatti verificabili, e perché ritengo che, nel mio caso, i procedimenti giudiziari che mi hanno riguardato siano stati compromessi da gravi travisamenti delle prove e dalla mancata valutazione delle mie memorie difensive. Cito i magistrati coinvolti nella mia vicenda — Elena Vezzosi, Francesca Pizii, Antonella Di Carlo, Giovanni Trerè, Paolo De Luca, i Pubblici Ministeri Rosario Lionello e il Procuratore Generale Salvatore Campochiaro — invitandoli pubblicamente a un confronto aperto e trasparente, basato esclusivamente sui fatti e sugli atti ufficiali, davanti a una platea di cittadini, e non nelle aule di tribunale che, a mio avviso, troppo spesso non garantiscono un reale ascolto delle ragioni di chi subisce. Ricordo la nascita del blog www.lamiagiustizia.it , aperto per denunciare criticità riguardanti il funzionamento del sistema giustizia. Nel testo richiamo anche le leggi che ritengo siano state disattese o applicate in modo non coerente, in particolare la Legge 241/1990 sul diritto di accesso agli atti e la Legge 18/2015 sulla responsabilità civile dei magistrati. Segnalo infine un recente sviluppo istituzionale: l’avvio di un’istruttoria formale da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, trasmessa al Ministero della Giustizia, che tuttavia — alla data di pubblicazione dell’articolo — non ha ancora fornito alcun riscontro alle mie richieste. Questo articolo non è solo il racconto di una vicenda personale, ma un invito a riflettere sul rapporto tra giustizia, trasparenza e diritti dei cittadini, nella convinzione che la ricerca della verità non debba mai essere considerata una colpa.

Riferimento prove: www.antoniosantefilazzola.com — Articolo DAGL-UCCG 2.3.2/218


Sistema Giustizia: le verità nascoste #2 (Colpe gravi magistrato: il Ministero della Giustizia tace)

In questo secondo articolo e video della playlist “Sistema giustizia: le verità nascoste” approfondisco alcuni aspetti della mia vicenda giudiziaria, con particolare riferimento ai procedimenti che mi hanno coinvolto e alle criticità che, a mio avviso, emergono dall’operato del sistema giustizia in Italia.

In questo episodio condivido riflessioni documentate sull’attività della giudice Elena Vezzosi, alla quale — insieme ai magistrati Francesca Pizii, Antonella Di Carlo, Giovanni Trerè e Paolo De Luca — rivolgo un invito pubblico a un confronto aperto e trasparente davanti ai cittadini, basato esclusivamente sui fatti e sugli atti ufficiali.

Analizzo sia la sentenza civile che mi ha riguardato, sia la deposizione resa dalla giudice Vezzosi nel successivo procedimento penale, evidenziando quelli che, secondo la mia ricostruzione e sulla base della documentazione depositata agli atti, appaiono come significative incongruenze, contraddizioni e travisamenti di elementi probatori rilevanti.

Nel video faccio riferimento a documenti ufficiali, sentenze e verbali d’udienza, tutti consultabili sul sito www.antoniosantefilazzola.com, già trasmessi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito di un’istanza presentata ai sensi della Legge n. 18/2015 sulla responsabilità civile dei magistrati. Tali elementi hanno portato, dopo molti anni, all’avvio di un’istruttoria formale trasmessa al Ministero della Giustizia, rispetto alla quale, alla data di pubblicazione, non ho ancora ricevuto riscontri.

Nel corso dell’esposizione evidenzio anche il tema della responsabilità istituzionale, soffermandomi sull’applicazione della Legge n. 117/1988, come riformulata dalla Legge n. 18/2015, e sulla difficoltà, per un cittadino, di ottenere un’effettiva valutazione degli errori giudiziari che ritiene di aver subito.

Il video affronta inoltre questioni legate alla ricostruzione dei fatti, alla corretta valutazione delle date, delle comunicazioni intercorse e delle prove documentali, sottolineando come tali elementi siano centrali per garantire il diritto a un equo processo.

Questo secondo contributo non intende formulare accuse personali, ma offrire una riflessione critica, fondata su atti e documenti, sul funzionamento del sistema giustizia e sul rapporto tra magistratura, istituzioni e diritti fondamentali dei cittadini.

Nel prossimo video entrerò nel merito dell’operato di altri magistrati coinvolti nella mia vicenda, analizzando i rispettivi atti alla luce delle norme vigenti e dei principi di trasparenza e responsabilità.


Sistema Giustizia: le verità nascoste #3 (Il muro di silenzio e la protezione tra toghe)

In questo terzo video della playlist “Sistema giustizia: le verità nascoste” proseguo il racconto della mia vicenda giudiziaria, condividendo riflessioni personali basate su atti, verbali e documenti ufficiali che mi hanno riguardato.

Richiamo il ruolo dei magistrati coinvolti nei procedimenti che ho subito — Elena Vezzosi, Francesca Pizii, Antonella Di Carlo, Giovanni Trerè, Paolo De Luca, il Pubblico Ministero Rosario Lionello e il Procuratore Generale Salvatore Campochiaro — ai quali rinnovo pubblicamente l’invito a un confronto aperto e trasparente, fondato esclusivamente sui fatti e sugli atti processuali.

Nel video illustro, dal mio punto di vista, alcune criticità emerse nel corso dei procedimenti, soffermandomi in particolare su richieste di rinvio udienza, sull’accesso a documenti rilevanti e sull’applicazione delle Leggi n. 241/1990 (trasparenza amministrativa) e n. 18/2015 (responsabilità civile dei magistrati), che ritengo non siano state valutate in modo adeguato nel mio caso.

Faccio inoltre riferimento all’istruttoria avviata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, trasmessa al Ministero della Giustizia con protocollo DAGL-UCCG 2.3.3/218, e al perdurante mancato riscontro da parte di quest’ultimo.

Concludo ribadendo che il mio intento non è attaccare persone, ma raccontare una vicenda documentata che solleva interrogativi sul rapporto tra giustizia, trasparenza e tutela dei diritti, nella convinzione che la ricerca della verità e il rispetto delle garanzie processuali siano principi fondamentali in uno Stato di diritto.

Riferimento prove: www.antoniosantefilazzola.com — Articolo DAGL-UCCG 2.3.2/218


Sistema Giustizia: le verità nascoste #4 (Trasparenza amministrativa? Solo sulla carta)

In questo quarto articolo e video della playlist “Sistema giustizia: le verità nascoste” racconto l’esperienza del servizio pubblico Linea Amica, attivo in particolare negli anni intorno al 2014, che rappresentò per me un esempio concreto di amministrazione trasparente e orientata al cittadino.

Descrivo come Linea Amica offrisse ascolto, orientamento giuridico e indicazioni pratiche sui diritti, aiutando i cittadini a comprendere le norme applicabili ai propri casi e a dialogare con la pubblica amministrazione in modo efficace. Grazie a questo servizio venni a conoscenza di leggi fondamentali, come la Legge n. 241/1990 sulla trasparenza amministrativa e la Legge n. 117/1988, poi confluita nella Legge n. 18/2015, in materia di responsabilità civile dei magistrati.

Nel video rifletto sul progressivo ridimensionamento di Linea Amica e sul valore che un servizio simile avrebbe potuto avere anche in ambito giudiziario, almeno come strumento di orientamento e chiarezza per i cittadini.

Affronto poi il tema del funzionamento delle istituzioni, soffermandomi sul ruolo del Ministero della Giustizia e sull’obbligo, previsto dalla legge, di fornire risposte motivate entro termini certi. Richiamo il fatto che una mia istanza, formalmente protocollata (DAGL-UCCG 2.3.2/218), risulta ancora priva di riscontro.

Concludo ribadendo che il mio intento non è accusare persone, ma difendere principi fondamentali: il rispetto delle leggi, la trasparenza amministrativa, il diritto alla partecipazione e la dignità del cittadino, nella convinzione che una giustizia credibile debba fondarsi sull’ascolto, sulla responsabilità e sul rispetto delle garanzie costituzionali.


Sistema Giustizia: le verità nascoste. #5 TAR: il cittadino non ha diritto di sapere

In questo quinto video della playlist “Sistema giustizia: le verità nascoste” racconto la mia vicenda personale affrontata davanti al TAR del Lazio, relativa a un ricorso per accesso agli atti e per il silenzio-inadempimento del Ministero della Giustizia, presentato ai sensi dell’art. 116 del Codice del Processo Amministrativo. Spiego che il ricorso, depositato senza l’assistenza di un avvocato come consentito dalla legge, riguardava numerose istanze inviate tra gennaio e luglio 2025 al Ministero della Giustizia, rimaste senza risposta. Tali istanze chiedevano esclusivamente chiarimenti sull’esistenza, sull’ufficio competente e sulla durata di un’istruttoria avviata ai sensi della Legge n. 18/2015, istruttoria la cui apertura mi era stata formalmente comunicata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con PEC del 9 gennaio 2025. Nel video analizzo alcuni passaggi della sentenza n. 09493/2025, soffermandomi su come il TAR abbia ricostruito i fatti e qualificato le mie iniziative, nonché sull’assenza, nel testo della decisione, di riferimenti espliciti alla Legge n. 18/2015 e alla documentazione attestante l’avvio dell’istruttoria. Richiamo inoltre i principi affermati dal TAR in merito alla natura del procedimento disciplinare riguardante i magistrati e ai limiti di accesso alle informazioni, evidenziando le conseguenze che tali interpretazioni producono sul diritto del cittadino a conoscere l’esito delle proprie segnalazioni e sull’applicazione delle norme in materia di trasparenza amministrativa (Legge n. 241/1990). Concludo chiarendo che questo video non ha finalità personali o polemiche, ma intende proporre una riflessione civica sul rapporto tra giustizia, trasparenza e controllo democratico, nella convinzione che il rispetto delle regole procedurali e il diritto all’informazione siano elementi essenziali per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Riferimento prove: www.antoniosantefilazzola.com– articolo “SENTENZA TAR 09493 – 12 Novembre 2025